Up and “Down”

Non avrei mai immaginato che il mio commento sarebbe finito sulla stampa locale. Quella domenica mattina una mia amica mi aveva avvisato con un messaggio:

- “Hai letto il giornale? Ci sei anche tu. Roba da non credere…, a Ferrara poi…”

Non riuscivo a capire, fino a quando ho sfogliato il giornale fermandomi sul titolone: “I Down? In cucina, non all’asilo nido“. Sotto, si dipanava tutta la faccenda, ovvero si sviluppava quel vortice – sempre più furioso – di botta e risposta riportato pari pari da facebook intorno al caso di una mamma che aveva ritirato sua figlia dall’asilo a causa della presenza di “quella ragazza là”. Alla signora proprio non gli andava giù; solo al pensiero che quell’assistente Down avrebbe toccato sua figlia gli veniva la pelle d’oca. Il mio commento era ben poca cosa, spazzato via dall’uragano.

A darle ragione, e ad innescare la bufera, è stato invece il commento di un esimio e rispettato dottore di Ferrara:

- “I Down vanno bene in cucina, a fare giardinaggio…ma a cambiare i bambini di pochi mesi proprio NO: questa è platealità e cialtroneria”.

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Non importa se “la Down”, quella “ragazza là”, fosse in realtà una donna di 37 anni, una persona che ha svolto per 8 anni assistenza scolastica in una scuola elementare della città e per altri 6 nell’asilo scalando difficoltà e pregiudizi. Non importa se mai nessuno si fosse lamentato di “quella ragazza là”, non importa. Di botta e risposta il vortice è sempre più feroce e scende sempre più in basso, fino a schiantare i miei occhi in fondo all’articolo da cui il medico chiude con un “fine delle trasmissioni”.

Il dottore ha scritto anche che le sue son parole “pesate” e non “pesanti”. Qui l’alibi dell’ignoranza sul tema - come poteva essere ipotizzato per la mamma – cade. Lì bastava l’informazione come medicina al pregiudizio, qui è il medico che fa del pregiudizio un’ informazione. Quanto basta per scegliere volontariamente di stare sotto la linea di non ritorno dalla città…di Dite. Tanti si indignano in una nuova tempesta mediatica tale da spingere il medico a chiedere le dimissioni dall’Ordine dei Medici di Ferrara, che subito vengono accettate. D’altronde chi semina vento, raccoglie tempesta.

Ma il dottore ha raccolto anche solidarietà da parte di un suo compagno con il quale ha condiviso una campagna elettorale per governare la città, magari nel ruolo di assessore alla cultura l’uno e sindaco l’altro. A detta di molti: due persone distinte, con una certa cultura, garbate e dalla battuta pronta e spesso tagliente, incedere raffinato, modi signorili. Due persone brillanti, insomma.

S’infuriò il medico tanto da salir su nella redazione del giornale che aveva pubblicato tutto il battibecco, perché, ci teneva a sotto-lineare, che quelle “parole” sono state dette a “livello personale” e non in qualità del ruolo che ricopriva. Un conto è il dentro, un conto è il fuori, sono due cose diverse.

Ma sono proprio quelle parole “a titolo personale”, è proprio quel dentro che è pesante come una cappa di piombo.

“Elli avean cappe con cappucci bassi

dinanzi alli occhi fatte della taglia

che in Cugni per li monaci fassi.

Di fuor dorate son, sì ch’elli abbaglia;

ma dentro tutte piombo, e gravi tanto,

che Federigo le mettea di paglia.”

(Inferno, XXIII, vv. 61-66)

Così pesanti da far cadere il dottore dal ruolo di Vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Ferrara, così pesanti da far cascare di sotto una “p” dall’insegna luminosa del giuramento di “Ippocrate” sotto la quale sono illuminate le scelte deontologiche di un medico, così pesanti da restare sotto la linea della società civile, e sotto la linea della società civile non è data alcuna società civile ma solamente un mucchio di individui.

“Noi ci volgemmo ancor pur a man manca

con loro insieme, intenti al tristo pianto;

ma per lo peso quella gente stanca venìa sì pian, che noi eravam novi

di compagnia ad ogni mover d’anca.”

(Inferno, XXIII, vv. 68-72)

Il loro passo è lento a causa del peso, e lasciati indietro dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri che a mezzo stampa desidera scusarsi “con tutti i cittadini, a nome dei medici italiani che non si riconoscono in tali affermazioni, né dal punto di vista scientifico, né da quello etico e deontologico”, sorpassati anche dalla politica per la quale il loro atteggiamento equivale ad un clamoroso autoGOL – anzi due – nella partita della democrazia.

“Down” non è  solo una questione di barriere architettoniche ma dell’inclusione come principio architettonico su cui costruire una società solidale. Non è più questione di cromosoma in più, ma  la scelta “pesante” e “pesata” di stare sotto la linea di un ethos sociale.

Non gli resta che guardare e giudicare (Krinein) da lì sotto (hypo),

 

Copyright Raffaele Rinaldi

Articoli correlati:

I down? Vanno bene in cucina, non all’asilo nido, La Nuova Ferrara, 12 Ottobre 2015

Per Rendine un’anime bocciatura, La Nuova Ferrara, 17 Ottobre 2015

 

 

 

 

 

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