Il binario unico della stupidità

 

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[...] e poi abbiamo questi gravi incidenti della natura,

queste immani tragedie morali,

gli extracomunitari del genere umano,

i clandestini del pensiero civile,

quei sottosistemi cerebrali dove le sinapsi coincidono nello scontro di due soli neuoni sul binario unico della stupidità,

quelle residue attività di calcolo appena sufficienti ad elaborare elementari operazioni di divisione e di impoverimento, figuriamoci se capaci di affrontare le complesse equazioni esponenziali dove l’unità di un popolo e del genere umano risolvono la formula criptata del trascendentale “Bello”

quelli delle barriere mentali che dividono l’umanità nei punti cardinali e incapaci di comprendere che il cardine dell’umanità sta nella congiunzione dei punti.

Insomma,

poi abbiamo queste merde qua.

Scusatemi, scusatemi davvero, di solito non uso le parole “simapsi” e “trascendentale”,

ma il dolore è troppo forte.

Lo sfogo non è vendicare le offese ad un popolo al quale appartengo, ma ri-vendicare la dignità di queste vite spezzate – due volte: la prima dalla burocrazia, la seconda da questi ominidi di questa sub-umanità dalla quale rischiamo di essere travolti tutti, ogni giorno, sul binario unico della stupidità.

By Raffaele

 

Da ANSA.IT:

COMBO Vittime scontro Treni -  PER SITO

Antonio Summo aveva solo 15 anni: tornava a Ruvo di Puglia da Andria, dove aveva sostenuto gli esami per superare due debiti all’istituto industriale. E’ uno dei 27 morti della terribile strage dei treni nelle campagne tra Andria e Corato, in Puglia. C’è anche una giovane e bella mamma tra le vittime dell’incidente ferroviario: Patty Carnimeo, trent’anni, lascia una figlia di due anni e mezzo.

“Era originaria di Bari – racconta sua zia – ma si era trasferita ad Andria dopo il matrimonio. Era un angelo, bellissima e dolcissima”. Patty faceva l’estetista e andava tutti i giorni a Bari per lavoro con quel treno. “Come si fa – domanda sua zia – a spiegare a una bimba di due anni e mezzo che sua madre non c’è più?”.

C’è un altro giovanissimo tra le vittime: Francesco Tedone, 19 anni. “Stava tornando a casa – racconta un parente -. Era andato a trovare un’amica”.

Uno dei due macchinisti si chiamava Pasquale Abbasciano. Era di Andria e scherzava spesso sul fatto che tra un anno sarebbe andato in pensione. Qualche anno fa Abbasciano sarebbe rimasto coinvolto in un deragliamento leggero dello stesso treno ma senza conseguenze. L’altro macchinista si chiamava Luciano Caterino, 37 anni, originario di Corato (Bari), e guidava il convoglio giallo, quello proveniente da Bari.

Aveva 23 anni Gabriele Zingaro, ed aveva da poco trovato lavoro in una fabbrica di Modugno (Bari). Era andato al Policlinico per farsi controllare una ferita che si era procurato in un infortunio sul lavoro.

Stava tornando al lavoro dopo le ferie il vice questore aggiunto della Polizia di Stato Fulvio Schinzari. Da Andria, dove viveva con la moglie e due figlie (in un primo momento si era diffusa la notizia, poi smentita, che anche una di loro si trovasse sul treno), era diretto a Bari: qui, esattamente quattro anni fa, aveva assunto l’incarico di dirigente dell’ufficio del Personale della Questura. Cinquantanove anni, nato a Galatina (Lecce), Schinzari ha svolto tutta la sua carriera di poliziotto in Puglia.

Tra le vittime anche Enrico Castellano, 74 anni, fratello del giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, Franco. Viveva tra Torino e Cuba, dirigente bancario in pensione, ed era tornato lunedì in Puglia per poter festeggiare oggi il suo onomastico in famiglia. Sua figlia, fuori dall’obitorio, ha definito Enrico una “persona gioiosa”. Ora “mi aspetto la verità, non insabbiatela, voglio i nomi dei colpevoli”. “Le istituzioni – ha aggiunto – si ricordino che meritiamo di andare in treno e tornare a casa”.

“Ha preso il treno all’ultimo minuto: quella mattina era molto in ritardo ma alla fine ce l’ha fatta”. A parlare è Giuseppe Colaleo, cognato diMaria Aloisi, 49 anni, morta nell’incidente ferroviario avvenuto ieri in Puglia. “Su quel treno – racconta l’uomo – avrebbe potuto esserci mio fratello: ogni giorno si davano il cambio” per assistere un loro parente. “Mio fratello l’ha accompagnata al treno – aggiunge – e quando ha visto le immagini in tv si è fatto il segno della croce”. Maria inizialmente era tra i dispersi: “Abbiamo vagato per tutti gli ospedali, alla fine ci hanno mandati al Policlinico di Bari”, dove oggi ci sono stati i riconoscimenti delle vittime. “Mio fratello – precisa – ha spiegato che sua moglie aveva una collana con una lettera ‘M’ come ciondolo, e che aveva una cicatrice sul labbro superiore. Insomma, segni di riconoscimento”. A questo punto, aggiunge, “una infermiera ha detto è probabile sia qui”. Maria lascia due figli, di 21 e 28 anni.

E’ stato riconosciuto dal figlio Marco, Salvatore Di Costanzo, 56 anni, del quartiere Colognola di Bergamo. Di professione agente di commercio, era allenatore del calcio provinciale. Andava ad Andria per un appuntamento di lavoro: volato di prima mattina da Orio al Serio, era atterrato all’aeroporto di Bari, ma dopo un sms inviato a un amico, di lui non si era avuta più traccia.

 

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