Avanti il prossimo…

Giovanna De Simone, è nata nel 1971 a Parma e ha origini campane. Da 10 anni lavora come operatrice di un centro antiviolenza di Ferrara. Il centro offre assistenza legale, sanitaria e psicologica alle donne vittima di violenza domestica e alle donne che vogliono uscire dalla tratta e dalla prostituzione: sono infatti tante le donne arrivate in Italia con false promesse, inganni, ricatti e costrette a lavorare sulla strada per ripagare il debito. Nel 2015 pubblica una serie di racconti nel sito www.tinasimone.it che, su consiglio di un editore friulano,  raccoglie nel romanzo Avanti il prossimo. Storie di ordinaria prostituzione”. In un invito su WhatsApp mi dice che lo presenterà proprio a Ferrara Il 14 Maggio 2016 alle ore 11,00 presso la libreria Feltrinelli.

Giovanna è una operatrice “strana” come lo siamo tutti noi operatori della “Ferrara di sotto”. Ci incrociamo spesso per condividere progetti, iniziative e soprattutto per darci una mano e perchè no…a volte per sdrammatizzare il drammatico. Appena ho saputo del suo libro mi è venuta spontanea l’idea di farle qualche domanda.

Ciao Giovanna, ti ho visto l’altro giorno seduta sul palco allestito in piazza Municipale, insieme ad una  ragazza di colore. Eravate prese ad osservare gli sbandieratori in casacca che si esibivano con precisione a tempo di musica battente. Mi sono chiesto se quella ragazza  fosse o meno una delle protagoniste del tuo ultimo libro…

No, non è la ragazza protagonista del racconto, ma una delle ragazze profughe accolte presso la nostra casa aperta da poco. E’ nigeriana e adesso stiamo raccogliendo la sua storia poichè non sappiamo ancora se sia vittima di tratta oppure no, e quindi capire quale progetto realizzare insieme a lei.

Quante ragazze hai seguito in questi 10 anni?

Non me lo ricordo neanche…  saranno state 200, forse 400, ho perso il conto

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E’ un numero, ma in realtà sono storie che hai voluto raccontare…

Si è vero. Blessing, una delle protagoniste del racconto, è la somma di tutte queste  ragazze. Ogni passo che fa: dal corso dell’alfabetizzazione, all’ accompagnamento sanitario, all’ inserimento in stage, all’ accompagnamento in Questura per la richiesta di un permesso, e tutte le problematiche che porta oltre la sua storia in Nigeria, è la somma di tutti i pezzetti di storia che ho sentito in questi anni.

A cosa è dovuto il bisogno di raccontare, e poi di scriverci un libro? 

Mah..avevo cominciato a scriverle per non bruciare, per evitare il rischio di Burn out, che è quando l’operatore sociale “salta”, “brucia”, perché non è capace, se è lasciato solo, di porre rimedio a tutta questa sofferenza che non riesce ad arginare.

Quindi è come una valvola di sfogo?

E’ stata una valvola di sfogo. All’ inizio avevo cominciato a scrivere le storie per sdrammatizzare,  ma anche da leggere in équipe per e con le colleghe. Dopo le ho pubblicate sul blog, poi sono arrivati un sacco di commenti, alcuni contatti, persone che erano interessate. Sono stata anche intervistata su Radio3 un anno e mezzo fa. Mi è stato suggerito di racchiudere i racconti in un libro da due editori molto interessati.

Quindi il libro parla di Blessing e di Prostituzione?

No, ci sono molti altri temi nel libro che vengono fuori. Me ne sono resa conto man mano che lo scrivevo, lo rileggevo, lo revisionavo. E poi ho riflettuto sul fatto che la prostituzione è un tema ambiguo.

prostitute

Che definizione daresti di prostituzione?

Secondo me non è solo vendere il proprio corpo, ma anche vendersi per uno stipendio, è il fare la carina con chi ti interessa per ottenere dei vantaggi. C’è un pezzo del libro in cui una delle protagoniste, che è l’operatrice sociale, dice: “io non vendo il mio corpo perché faccio meno fatica a vendere la mia anima pietas per uno stipendio”. A questo punto qual’è la differenza?

La storia di Blessing, in qualche modo, è la storia di tutti o è l’incontro tra due storie?

Non è solo la storia di Blessing, è anche la storia dell’operatrice, cioè la storia di due donne che sono messe a confronto. C’è questa donna occidentale con la borsa firmata con dentro un’identità, un lavoro, una professione, una carta d’identità, una famiglia, un mutuo e tutta una serie di cose che si è costruita. Si trova di fronte, invece, un’altra donna che ha una busta di plastica della LIDL: non ha identità, non ha documenti, non ha niente. Se Tina, la protagonista, l’operatrice sociale, quella che ha tante cose fosse nata in miseria, in un paese scordato da Dio, sarebbe finita anche lei in strada? Qual è la differenza?

Parte di quello che siamo, lo trovi già all’origine. Nel paradosso allora le storie potrebbero invertirsi? 

Durante il romanzo, l’operatrice, quella che ha tutto, piano piano perde pezzi della sua identità entrando in conflitto con tutte le contraddizioni della legge, del sistema, di tutto quello che ha da offrire.

Questa è la storia di due donne. Da una parte Blessing che incarna le situazioni di svantaggio sociale e l’operatrice che cerca di aiutarla a superare questa condizione. Dalla tua esperienza sapresti dirci quali sono gli ostacoli che hai incontrato in un inserimento sociale? Di cosa, o di chi, c’è bisogno?

…di soldi, con i quali è possibile avere  più operatrici e più servizi. Nel centro dove lavoro il rapporto operatrici e ragazze si attesta su 1:15/16, e risulta molto faticoso svolgere la miriade di attività che necessita un percorso di inserimento sociale.

Qual è la caratteristica che deve qualificare un’operatrice?

Non avere nessun pregiudizio. Approcciarsi sempre e comunque ad una persona considerandola tale. Non come una vittima, una prostituta, una disgraziata…

Si allarga sempre più quella fetta di società che contesta le risorse economiche messe a disposizione per queste attività. Molti ormai sostengono che tali risorse vadano destinate per risolvere i problemi degli italiani.

Questo è un altro punto che affronto sempre nel libro facendo l’esempio di Tina che rimane spaventata dagli scarafaggi. Impugna il Baygon e cerca di sterminarli.

Fuori dalla metafora…

Quando c’è crisi il bottino è poco e tutti si riuniscono intorno al fuoco, per cui “fora i foresti”, fuori tutti gli altri! Le risorse sono poche e ce le teniamo noi! Purtroppo quando le risorse sono poche e la crisi continua a stringerci in questa morsa il risultato è questo. Siamo tutti tolleranti quando c’è abbondanza.

Sei mai riuscita a scalfire questa logica? Ad esempio ascoltando questo tipo di discorsi al bar, o al parco giochi…sono discorsi molto diffusi, socializzanti.

Ci ho provato. A volte faccio finta di niente e altre cerco di argomentare, “Rubano la casa, il lavoro..” è tutto basato su pregiudizi perché ci sono dei criteri per l’accesso ad una casa popolare che presuppongono un permesso di soggiorno di due anni e a Ferrara, di permessi così,  ce ne sono pochi. La Questura ne rilascia annuali, a meno che tu non abbia un lavoro a tempo indeterminato, ma se ce l’hai vuol dire che sei già a posto. Provo ad argomentare ma vedo che ognuno rimane sulle proprie posizioni e non si va avanti.

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Quando parli con le ragazze, si sentono offese da questo atteggiamento ostile, oppure ne sono indifferenti?

Le ragazze comunque lo percepiscono, lo sentono e sanno che questo è lo scotto da pagare, ed è per questo che a volte si chiudono in se stesse o tra loro. Questo, di certo, non aiuta un inserimento nel tessuto sociale.

Quale la fonte di ispirazione e quali sono, se ci sono,  i tuoi riferimenti letterari?

Nel libro faccio un sacco di citazioni, ci sono un sacco di scrittori a cui mi sono ispirata. Non come stile, perché ognuno ha il proprio , ma come tematica, come vicinanza di pensiero: Italo Svevo, Bohumil Hrabal di “Una solitudine troppo rumorosa”, la giallista Fred Vargas che apre con una citazione il libro….

A chi ti rivolgi, o speri ti dia ascolto?

Io mi rivolgo a tutti, agli italiani. Il messaggio che vorrei passasse è la domanda “Qual è la differenza tra me e queste persone”, a quale punto della nostra vita di esseri umani la mia biglia è continuata a scivolare senza intoppi e a loro no? E poi…è normale pensare ai pregiudizi, che fanno parte di un essere umano. L’importante è riconoscerli, rielaborarli, ragionarci e non dire “io non sono razzista e queste cose non le penso” però poi ti rimangono dentro. Per esempio l’operatrice sociale è piena di pregiudizi.

Mi ritorna la scena degli sbandieratori che aiutano la nostra fantasia a tornare all’epoca degli estensi. Da allora le cose sono un pò cambiate;  si sta lavorando sull’accoglienza e sull’inserimento sociale, come lo vedi o lo immagini il futuro di Blessing? Si può dire una Ferrarese del prossimo futuro?  

Io spero di avere Ferraresi così, io spero di entrare in un negozio e trovare una commessa nigeriana che parla italiano e mi fa vedere una maglietta. A Parigi succede così, succede che la capo commessa del negozio Chanel a Champs-Élysées è una nigeriana.

Fatti una domanda e datti una risposta.

Ma la gente la capirà l’ironia? Perché una risata ci salverà

By Raffaele Rinaldi

Un ‘puttantour’ letterario tra prostitute e scarafaggi, Estense.com, 14 Maggio 2016

Avanti il prossimo. Storie di ordinaria prostituzione, Biancaevolta, Euro 16,00

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