Anch’io voglio l’esercito

La droga, la prostituzione, la violenza, fanno schifo. C’è chi compra, chi vende, chi picchia di brutto e chi si difende: è il mercato delle fragilità umane, la finanza della disperazione, la giungla dove si incontrano debolezze e necessità.

Due facce della stessa città, ma a volte immagino che queste due facce non siano come quelle di una moneta tenuta in piedi, ma  tenuta stretta tra pollice e indice in posizione orizzontale. Due facce, quella della Ferrara di sopra e quella della Ferrara di sotto, che possono capovolgersi con una semplice torsione.

A dire il vero, un esercito lo vorrei anch’io per Ferrara, anzi mi spingo oltre: ne voglio tanti. Non solo per Ferrara, ma per tutte le città. Non temo di dover dare scandalo con questa uscita, se confesso che l’esercito che immagino sia

un esercito di artigiani in pensione che insegnano ai giovani come si modella la vita mettendoci passione, pazienza  e cura

un esercito di imprenditori che con iniezioni di speranza aprono botteghe, aziende, servizi

un esercito di mariti che amano senza comprare

un esercito di donne che generano accoglienza, perché sono madri anche quando non sono madri

un esercito di genitori che dedicano ascolto e attenzione ai propri figli, senza diventare figli dei propri figli

un esercito di giovani che nel pieno della loro bellezza  e potenza  scuotono la città  gridandogli proposte, chiedendo fiducia e spazi inutilizzati

un esercito di educatori che come missionari liberano dalle miserie umane, dalle fobie, dalle fragilità

un esercito di associazioni che mollano questi benedetti sportelli e sportellini, e vanno così avanti nel rispondere all’aiuto che tutti vorrebbero essere là dove esse sono già arrivate

un esercito di sportivi che trascinano nell’agonismo trasformando il nemico in avversario, il capriccio in desiderio,  la regola in un senso

un esercito di immigrati che si fanno medium a mondi a noi sconosciuti

un esercito di insegnanti a cui si danno armi e caserme per trasformare i sudditi in cittadini responsabili

un esercito di architetti che ridisegnano i non-luoghi in spazi agapici e di comunità

un esercito di intellettuali che, come medici della ragione, leniscono la stupidità figlia dell’ignoranza

un esercito di poeti e barboni che ripuliscono le parole sporcate e svuotate

un esercito di preti che anticipano –  qui e ora –  quel Vangelo in cui credono

un esercito di giornalisti che raccontano sempre più spesso storie di cronaca bianca dove gli episodi di cronaca nera contano sempre meno,

un esercito di scrittori che fanno a meno di certa letteratura “edificante” quasi sempre stucchevole e moraleggiante, ma che aprono ad una città possibile e già esistente

un esercito di uomini impegnati in politica che cercano il bene comune e non un capro espiatorio (quasi sempre il più debole possibile)

un esercito di militanti della propria cittadinanza più che una città militarizzata.

Un’utopia certo, sono d’accordo con voi, ma tra le due almeno lasciatemi scegliere.

 

P.S: Sia ben inteso; i militari, vengano pure…

by  Raffaele

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